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“ Pinocchio “

musiche di
Fiorenzo Carpi

Drammaturgia Musicale
Marcello Bufalini

Testo e messa in scena  
Bustric

Lo spettacolo ha debuttato a Milano in gennaio  2007, in scena l’orchestra Verdi di Milano diretta da Marcello Bufalini.
In seguito è stato replicato a Firenze con l’orchestra della Toscana.
E’  la storia di Pinocchio nata dalle musiche di Fiorenzo Carpi.
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« Sembra difficile costruire uno spettacolo su un personaggio così conosciuto come Pinocchio, famoso non soltanto in Italia. Bustric riesce in questa impresa e ricrea in un certo senso ciò che da Pinocchio ci si aspetta. Il suo Pinocchio ha la trama del sogno.
Per vedere come, osserviamo dapprima gli oggetti usati nello spettacolo: molti sono di tipo fiabesco, come la baccheta magica del mago o della Fata .Bacchetta Magica che concentra e simbolizza il suo potere : non
dimentichiamo che sarà  la fata a salvare la vita di Pinocchio.
Così come, è il bastone del mago che gli permette d’esercitare le sue funzioni divinatorie, altri oggetti come l’albero sono sacri: l’albero rappresenta l’asse del mondo, ma anche l’origine ininterrota della vegetazione , la verticalità della giustizia e del potere politico.
Gli oggetti sono come parole in rima fra loro, per esempio, il podio sul quale monta Bustric, rima con  quello del direttore d’orchestra.
Non dimentichiamo gli animali, così carichi di storia e segni : il gatto , tanto benefico ,quanto malefico, ma sempre chiaroveggente e destro ; la volpe spesso imbrogliona, ma qualche volta  di buoni consigli. La balena concentra in sé, a secondo che si entri nel suo ventre o se ne esca, la discesa agli Inferi o la Resurezione.
Già  ritmato dall’apparizione e “disparizione degli oggetti appena descritti, lo spettacolo introduce anche delle ombre cinesi, una marionetta e per sorprenderci ancor di più  l’orchestra.
Queste rotture del racconto creano, nella sorpresa, dei piccoli shock di piacere, ma l’invenzione più ardita di Bustric è forse quella che concerne il luogo e il ruolo dell’orchestra, concepita paradossalmente
come non partecipante.
Non solamente è posta al fondo della scena, come velata dalla distanza, ma anche non dialoga con l’azione.
Assomiglia ad una risorsa che, situata al margine, si presenti senza proporsi.
Al paradosso della non partecipazione ( l’orchestra presente per lui stesso è  assente dall’azione) porta a una sfida : quella di una domanda la cui risposta è la multiforme reazione del pubblico. »

Lucette Finas
       

 

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